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When I read Thomas Mathiesen’s ‘Politics of Abolition’ (I’m talking about the first part) I understood you couldn’t discuss criminal justice in that language, you will have to re-organise your knowledge…
Per Louk Hulsman
Beppe Mosconi
Il 28 gennaio di quest’anno ci ha lasciato Louk Hulsman. Nato nel 1923, a pieno titolo è considerato, insieme a Nils Christie e Thomas Mathiesen, il fondatore della corrente abolizionista del diritto penale e del carcere nel pensiero giuspenalistico e criminologico contemporaneo. Due esperienze segnano la sua ricerca, cui ha dedicato l’intero arco della sua esistenza: La reclusione in un collegio per minori durante l’infanzia e l’adolescenza; l’internamento in un lager nazista durante l’invasione tedesca dell’Olanda. Consulente per diversi anni del ministero della Giustizia olandese, e per la politica sulle droghe, fondatore e a lungo dirigente dell’ICOPA (International Conference On Prison Abolition),professore emerito di Diritto penale e criminologia presso l’università di Rotterdam, direttore, in anni recenti del Rasphuys Institute di Dordrecht, sistematico collaboratore dell’European Group for the Study of Deviance and the Social Control, è soprattutto noto come autore del testo Peines Perdues ( insieme e Bernat de Celis), considerata a buon diritto un’opera basilare del pensiero abolizionista. La sua ricerca si è dispiegata principalmente su due versanti concorrenti e strettamente intrecciati: il confronto critico e sistematico delle astrazioni schematiche e ideologiche operate da diritto penale con la concretezza tanto dei fenomeni cui le stesse vengono applicate, quanto degli effetti aberranti che tali astrazioni producono; la conseguente decostruzione della categorie fondative del diritto penale e la loro sostituzione con un apparato concettuale alternativo, orientato a recepire la reale sostanza dei fatti di cui la legge penale si occupa e a proporre forme di intervento e di gestione degli stessi alternative rispetto all’afflittività della pena.
Naturale conseguenza di tale approccio un forte impegno nella ricerca di misure non afflittive nella gestione delle illegalità, essenzialmente orientate alla composizione dei conflitti e alla ricostruzione del legame sociale. In questo senso Louk Hulsman si è inevitabilmente proposto come un riferimento e un interlocutore insostituibile nella linea di ricerca e nel campo di studi di cui questa rivista è erede, fin dalle sue origini; per cui è sempre stato parte del nostro comitato scientifico. Va in questo senso ricordata la lunga collaborazione tra Louk e Alessandro Baratta nell’ambito del Common Study Programme, programma di scambio e di collaborazione tra diverse università europee nell’ambito della ricerca critica sul diritto penale e sulla criminologia, con periodici incontri seminariali e sviluppo di comuni programmi di ricerca. Il suo pensiero decisamente spregiudicato, proficuamente provocatorio, sempre orientato a far emergere il lato nascosto dei fatti e delle loro ricostruzioni socioistituzionali, aperto alle ragioni dell’altro, così come all’innovazione e al cambiamento, si sposa ad un’umanità ricca, ad una profonda sensibilità, ad una spontaneità contraria ad ogni formalismo e aperta alla solidarietà e all’amicizia. Con lui perdiamo uno studioso di grande valore, un prezioso interlocutore, un amico sincero. Ci ripromettiamo di dedicare al suo pensiero uno spazio più adeguato in uno dei prossimi numeri.







